In bicicletta in Veneto e altre regioni per studiare nuovi itinerari cicloturistici. Per soddisfare tutte le esigenze, dai ciclonauti più esperti ai principianti; tutti provati e vissuti personalmente per offrire le mappe piu’ dettagliate, le impressioni più sincere e le foto più significative di ogni chilometro che le nostre biciclette hanno assaggiato. La nostra mission: testimoniare che la bicicletta e il ciclo turismo possono essere praticati da persone di ogni sesso e di ogni età
venerdì 27 gennaio 2012
Adolescenti: e se provassimo con la bici?
Questa che scrivo vorrei fosse quasi
una lettera ai figli, non solo ai miei, ma ai
figli in generale, ma so che questi, alla
sola idea di farsi insegnare qualcosa di più di quello che già sono
costretti ad imparare, scappano inorriditi o spaventati
come se si trovassero di fronte ad una
siringa pronta ad inoculare
qualcosa di estraneo nel loro corpo, di
velenoso, o molto peggio come davanti alla famigerata forchetta ricolma della verdura che i
genitori li obbligano a mangiare.
Del resto nella nostra cultura (parlo di quella italiana)
quando c'è da affrontare il "compito" i problemi nascono sempre ed é allora che bisogna chiedersi come si
può fare.
Proverò a parlare
comunque, nella speranza che qualcuno mi ascolti anche se so già che la
cosa é improbabile.
Ecco io penso che potremmo approfittare di questa crisi per
chiederci “cosa possiamo fare con i nostri figli?” di positivo si intende perché per quanto riguarda il negativo ci hanno
già pensato banchieri e politici. Per questo
motivo forse questa può
considerarsi più una lettera ai genitori, anche se non a tutti. A quali allora?
A quelli che fanno i
caroselli con i SUV nei parcheggi delle scuole, convinti del fatto che dando la
possibilità ai loro figli di vantarsi di
quel piccolo camioncino su cui arrivano garantisca loro il fatto di essere dei buoni genitori.
Dimenticando che loro a 14 anni, o giù di lì, si
sarebbero vergognati di farsi vedere a scuola accompagnati come fossero all'asilo. A quei genitori
che aborriscono all'idea che il/la loro bambino/a di 17 anni possa prendere
delle micidiali gocce di pioggia e per questo motivo intasano il traffico ad
ogni apparir di nuvola. Insomma quello che voglio dire è che se vogliamo provare a trovare qualcosa di positivo, in questo
momento di ansie e di paure, potrebbe essere quello di far cambiare stile di
vita ai nostri figli adolescenti insegnando loro
a diventare grandi da soli come facevamo noi una volta: fuori dall'uscio, fuori
dall'ala della chioccia. E a mio parere tra i mezzi “meccanici” che un po’ ci possono aiutare in questo c'è anche l’intramontabile bici, che fa muovere le gambe, respirare forte, non inquina e offre anche la possibilità di dare un passaggio
sulla canna o sul portapacchi a qualche compagna. In ogni caso, se le
distanze non lo permettono, restano sempre validi, in alternativa alle mamme iperprotettive o ai papà esibizionisti, il treno, il tram o l'autobus. Ripeto per non
essere frainteso: sto parlando di adolescenti. Se poi volete accompagnare a
piedi anche i bimbi che vanno all'asilo e
alle elementari: meglio, tanto meglio, vorrà dire che
la loro educazione ne trarrà solo un grande vantaggio.
DM
mercoledì 25 gennaio 2012
Perdersi piacevolmente
Di solito i mugugni frequenti che si sentono durante questi incontri, reali o virtuali che siano, sono una risposta eloquente: è idea comune la scarsità della segnaletica lungo questi itinerari per appassionati.
A questo punto il quesito che vi pongo e che mi pongo è: siamo sicuri che il percorso provvisto di un continuo susseguirsi di segnali e di frecce sia migliore?
E qual è il giusto numero o la giusta frequenza con cui trovare questi segnali durante le nostre passeggiate in bicicletta?
Non è un problema dalla facile soluzione anzi, secondo me, una soluzione non esiste.
Esiste piuttosto un intervallo giusto dove il numero necessario varia dalla esperienza acquisita, dall’età, dalle condizioni di salute e dalle abilità del singolo a cavarsela da solo.
Prendendo a prestito un concetto espresso da John Maeda nel suo libro “Le leggi della semplicità” possiamo dire che il numero giusto (di cartelli nel nostro caso) è quello che ci permette di sentirci “piacevolmente persi”.
Sono sicuro che non servono paragoni o esempi, ognuno di noi sa cosa vuol dire sentirsi così!
A parte il primo periodo in cui si comincia a fare del cicloturismo (momento in cui si è inevitabilmente accompagnati da una certa insicurezza) il farsi guidare continuamente da segnali visivi diventa frustrante, toglie ogni più piccolo segno di avventura nel nostro viaggio, non ci permette di leggere ed ascoltare il contesto in cui ci muoviamo: da che parte è il sole a quell’ora, dov’è il nord o il sud , in che direzione scorre il fiume che stiamo seguendo ,ecc.
Non riesco neanche ad immaginare quale possa essere la condizione psicologica di un ciclista che si fa guidare continuamente da un navigatore satellitare, mi viene in mente, come assoluta esagerazione, una casalinga che va a fare la spesa con il camion.
Ed è questo il motivo per cui, nel nostro sito, sarà molto difficile che possiate trovare le tracce GPX o GPS che dir si voglia.
Il problema nasce però quando ci si sente “spiacevolmente persi” condizione che, vi assicuro, dopo qualche ora diventa vera e propria ansia e toglie ogni piacere alla nostra passeggiata.
Come dicevo prima la soglia di queste sensazioni varia al variare delle nostre condizioni fisiche e mentali e quindi non può esistere che un intervallo di condizioni.
Un range dove il troppo stroppia, sia esso troppo poco o troppo e basta.
L’ideale quindi sarebbe, come sempre, il giusto, il giusto livello di tranquillità e la giusta dose di libertà, quella condizione che non si nota ma che serve come tutte le cose semplici ed indispensabili di questo mondo.
Non lamentiamoci dunque anche se non ci sono tanti segnali; con il tempo, vedrete, anche l’eventualità di imboccare una strada sbagliata, non sembrerà così preoccupante; a volte un percorso un po’ più lungo, una deviazione inaspettata possono riservare delle gran belle sorprese: sempre naturalmente se si viaggia con l’animo del ciclo turista.
Dopo un anno e mezzo
Il 25 luglio del 2010 abbiamo pubblicato la prima pagina del
nostro sito www.passeggiandoinbicicletta.it.
L’abbiamo fatto (in un momento di particolare euforia, dopo le tante emozioni provate durante la nostra avventura lungo la
ciclabile della Drava in Austria) con la
presunzione di “far vivere” anche ad altri la nostra passione . Ci siamo
chiesti: ”perché non condividere, in questi anni dove la rete sociale è
diventata una cosa così importante per molti di noi, le emozioni di un “giro in
bici”? . Perché non dare degli spunti, non mettere a
disposizione degli altri amanti delle due ruote, il poco che noi sappiamo? Perché non suggerire anche ad altri
di provare a guardare ciò che ci circonda con
altri occhi e di viverlo con altri ritmi?
Insomma ci abbiamo provato e con un po’ di orgoglio possiamo dire che i
numeri dei contatti e i tanti amici di Facebook
ci hanno dato ragione: stavamo facendo tutto sommato una cosa giusta.
Senza di voi, però, tutto ciò
varrebbe davvero poco ed è per questo motivo che
vi ringraziamo di cuore.
Il vostro interesse, la vostra curiosità,
i vostri complimenti ci impongono di continuare in maniera sempre più
“professionale” nella condivisione delle informazioni che possono far diventare
questo sito un punto di riferimento.
Se avete idee, suggerimenti o critiche
siamo qui per ascoltarvi e per farne tesoro.
Per questo motivo abbiamo deciso di aprire anche questo blog ulteriore strumento di condivisione per noi e per voi di questa nostra grande passione.
Per questo motivo abbiamo deciso di aprire anche questo blog ulteriore strumento di condivisione per noi e per voi di questa nostra grande passione.
Grazie ancora e buon proseguimento
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