mercoledì 25 gennaio 2012

Perdersi piacevolmente


Una domanda che spesso ci si pone quando ci si trova tra persone che ,come noi, frequentano le piste ciclabili è questa: “il percorso della ciclabile XY è ben segnalato ?”
Di solito i mugugni frequenti che si sentono durante questi incontri, reali o virtuali che siano, sono una risposta eloquente: è idea comune la scarsità della segnaletica lungo questi itinerari per appassionati.
A questo punto il quesito che vi pongo e che mi pongo è: siamo sicuri che  il percorso provvisto di un continuo susseguirsi di segnali e di frecce sia migliore?
E qual è il giusto numero  o la giusta frequenza con cui trovare questi segnali durante le nostre passeggiate in bicicletta?
Non è un problema dalla facile soluzione anzi, secondo me,  una soluzione non esiste.
Esiste piuttosto un intervallo giusto dove il numero necessario varia dalla esperienza acquisita, dall’età, dalle condizioni di salute e dalle abilità del singolo a cavarsela da solo.
Prendendo a prestito un concetto espresso da John Maeda nel suo libro “Le leggi della semplicità” possiamo dire che il numero giusto (di cartelli nel nostro caso) è quello che ci permette di sentirci “piacevolmente persi”.
Sono sicuro che non servono paragoni o esempi, ognuno di noi sa cosa vuol dire sentirsi così!
A parte il primo periodo in cui si comincia a fare del cicloturismo (momento in cui si è inevitabilmente accompagnati da una certa insicurezza)  il farsi guidare continuamente da segnali visivi diventa frustrante, toglie ogni più piccolo segno di avventura nel nostro viaggio, non ci permette di leggere ed ascoltare il contesto in cui ci muoviamo: da che parte è il sole a quell’ora, dov’è il nord o il sud , in che direzione scorre il fiume che stiamo seguendo ,ecc.
Non riesco neanche ad immaginare  quale possa essere la condizione psicologica di un ciclista che si fa guidare continuamente da un navigatore satellitare, mi viene in mente, come assoluta esagerazione, una casalinga che va a fare la spesa con il camion.
Ed è questo il motivo per cui, nel nostro sito, sarà molto difficile che possiate trovare le tracce GPX o GPS che dir si voglia.
Il problema nasce però quando ci si sente “spiacevolmente persi” condizione che, vi assicuro, dopo qualche ora diventa vera e propria ansia e toglie ogni piacere alla nostra passeggiata.
Come dicevo prima la soglia di queste sensazioni varia al variare delle nostre condizioni fisiche e mentali e quindi non può esistere che un intervallo di condizioni.
Un range dove il troppo stroppia, sia esso troppo poco o troppo e basta.
L’ideale quindi sarebbe, come sempre,  il giusto, il giusto livello di tranquillità e la giusta dose di libertà, quella condizione che non si nota ma che serve come tutte le cose semplici ed indispensabili di questo mondo.
Non lamentiamoci dunque anche se non ci sono tanti segnali; con il tempo, vedrete, anche l’eventualità di imboccare una strada sbagliata, non sembrerà così preoccupante; a volte un percorso un po’ più lungo, una deviazione inaspettata possono riservare delle gran belle sorprese: sempre naturalmente se si viaggia con l’animo del ciclo turista.

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